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Fashion - Venerdì 25 Giugno 2004 - n. 1513


LA CARICA DEI MANAGER EXTRASETTORE

Dai surgelati al lusso

di Tiziana D'Amico

Provengono dalle multinazionali del largo consumo alcuni dei manager oggi alla guida dei grandi gruppi del lusso - un fenomeno assolutamente nuovo per il mondo della moda - e foriero di importanti sviluppi futuri

[...estratto...]

FACCIA A FACCIA

C'è una chiave di lettura molto interessante per cercare di capire quello che sta succedendo in tema di travasi manageriali. E a fornirla è una delle più profonde conoscitrici del settore, Giovanna Brambilla, partner della società di ricerca del personale Value Search: "Anche nella moda genio e sregolatezza hanno oggi lasciato il posto a industria e business. Robert Polet e Antonio Belloni sono stati chiamati a svolgere funzioni di regia dell'attività e dei marchi in portafoglio. E' interessante notare le affinità che hanno i due uomini che si trovano ora in posizioni di vertice di colossi come Gucci e Lvmh".

LA SCELTA DI ARNAULT

Antonio Belloni, direttore generale del Gruppo Lvmh è stato scelto direttamente da Bernard Arnault nel 2001 per la guida del colosso francese Lvmh.
Considerato uno dei più validi manager a livello mondiale, si è trovato a gestire una multinazionale del lusso che controlla marchi storici come Louis Vitton, Moet & Chandon, Veuve Clicot, Christian Dior, Guerlain, etc., dopo aver acquisito la propria professionalità in ventidue anni passati in Procter&Gamble, una multinazionale americana operante nel settore della grande distribuzione che raccoglie brand che vanno dal detersivo Dash ai pannolini Pampers, dalla candeggina Ace alle patatine Pringles, ai fazzolettini Tempo. Primo italiano a insediarsi ai piani alti della Procter&Gamble, oggi Tony Belloni ha cinquant'anni, è sposato e ha tre figli. La sua dinamicità e intraprendenza lo fanno appassionare anche allo sport: tennis, sci vela e golf sono i suoi preferiti e, appena il tempo glielo permette, ama sfogarsi con il sax. Robert Polet da fine aprile ha preso il posto di Domenico De Sole, ma prenderà ufficialmente le redini dell'azienda di moda a partire da luglio, dopo due mesi ad interim affidati a Serge Weinberg, il presidente di Ppr. Presidente, amministratore delegato e chairman del management board di Gucci Group (vale a dire oltre a Gucci e Yves Saint Laurent, Sergio Rossi, Boucheron, Roger & Gallet, Bottega Veneta, Bédat &C°, Alexander McQueen, Stella McCartney e Balenciaga), Polet ha dedicato tutta la sua carriera allo sviluppo di marchi globali lavorando in un contesto multiculturale. Quarantanove anni, nato in Malesia con nazionalità olandese, Polet ha trascorso 26 anni della sua vita in una multinazionale americana, Unilever, ricoprendo diversi incarichi  nel marketing e posizioni dirigenziali in tutto il mondo. Anche se la mancanza di esperienza nel settore del lusso ha fatto storcere il naso a più di qualche analista, Polet ha un curriculum impeccabile sul fronte della gestione dei marchi. Negli ultimi tre anni è stato a capo della divisione gelati e surgelati della Unilever, gestendo un fatturato di 7,8 miliardi di dollari e facendo crescere la redditività del periodo del 70%. Anche Polet è sposato, ha due figlie, ama la vela e viaggiare. "Sembrano storie parallele, personaggi troppo speculari per credere che sia un caso - osserva Giovanna Brambilla - penso che sia proprio l'elemento di grande fedeltà che ha caratterizzato il loro percorso ad aver contribuito in modo determinante alla loro scelta. In entrambi i casi, sia Lvmh che Gucci hanno attinto a personalità forti, a una scuola di marketing americana e a una specializzazione internazionale in termini di gestione di un portafoglio di marchi. Credo sia questo quello che sono stati chiamati a fare: gestire la collocazione ottimale delle risorse". "Le sfide che ora devono affrontare - riprende l'head hunter - riguardano invece altri due aspetti: il breve ciclo di vita del prodotto fashion e la sua globalità". E in effetti, come spiega Brambilla, nel largo consumo gli unici prodotti che possiamo considerare globali sono marchi come Coca Cola, Mc Donald, Pepsi, mentre Ace, Algida o Findus, sono brand con un impatto fortissimo ma che non possono comunque definirsi globali, visto che a seconda del Paese in cui vengono distribuiti cercano di incontrare le esigenze del consumatore locale. Nel fashion, invece, indipendentemente dalla grandezza, il marchio deve essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per la sua identità, per le sue peculiarità uniche e per uno stile inconfondibile. Inoltre non esiste un prodotto appartenente al settore della grande distribuzione che nasca e muoia nel giro di 6 mesi, caratteristica tipica della moda. "Polet - conclude Brambilla - dovrà quindi abituarsi a lavorare in un ambiente diverso, in cui anche le informazioni necessarie a definire una strategia di base non sono facilmente reperibili e soprattutto sono già vecchie nel momento in cui vengono recepite. In questo senso diventa ancora più importante l'uomo, la capacità del manager, la professionalità acquisita e la struttura che si è in grado costruire per valorizzare al meglio le risorse presenti all'interno del gruppo".


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