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Direzione del Personale - N. 2 - Giugno 2007


Tema del giorno - Le PMI

PMI: L’EXECUTIVE SEARCH SERVE?

di Donatella Andreoli e Giovanna Brambilla

“Exeucutive che cosa? Ma…che cosa fate?”. Questo è quello che si sentivano rispondere spesso, una quindicina di anni fa, i consulenti di executive search quando approcciavano i vertici delle aziende di medie o piccolo dimensioni. E lì a cercare di spiegare l’approccio, il metodo, i vantaggi potenziali etc. Poi gli anni passano, la conoscenza dell’attività (“ah, ma siete dei cacciatori di teste”) si diffonde anche tra le aziende di minori dimensioni. Queste tuttavia diventano spesso vittime di improvvisatori o di incantatori di serpenti e quindi il rischio di fraintendimenti e facili generalizzazioni diventa elevato. “Non ci crederà ma ho avuto di quelle esperienze! Persone che mi promettevano mari e monti e poi… mi hanno presentato un paio di candidati che non c’entravano niente con quello che cercavamo noi. E dopo: spariti! Guardi, se questi sono i risultati, i nostri dirigenti ce li cerchiamo da soli, così almeno non perdiamo tempo! Ed ecco allora di nuovo il tentativo da parte del consulente di executive search di dimostrare la propria professionalità, la serietà nell’approccio a dispetto di quelle esperienze negative…
Ed arriviamo agli anni più recenti, durante i quali tutte le aziende, indipendentemente dal settore di attività, dalle dimensioni e dall’assetto proprietario, prendono coscienza del fatto che le regole del gioco sono cambiate o che stanno cambiando molto rapidamente. L’approccio al business non è più lo stesso e chi non è in grado di seguirne con altrettanta rapidità le evoluzioni si ritrova in grande difficoltà.
Nel momento in cui anche le aziende di medio piccole dimensioni prendono coscienza della situazione, delle potenziali nuove minacce ma anche delle opportunità dettate dal mutato contesto competitivo, emerge la necessità, anche per tali ambiti, di poter disporre di risorse professionali di alto livello (magari anche portatrici di culture aziendali più nuove ed evolute) che sappiano intravedere e affrontare, e se possibile anche anticipare, i cambiamenti in atto sia a livello macro che micro: emergono nuovi concorrenti, la clientela che si credeva consolidata muta rapidamente, ma si affacciano anche nuovi mercati di sbocco e nuovi potenziali clienti.
Tutto il contesto attorno alla azienda di medio-piccole dimensioni sta mutando velocemente ed emerge la necessità per l’impresa di trovare molto rapidamente il proprio nuovo riferimento e posizionamento: cambiare lei stessa, ma come? In che direzione? Per ripensare l’azienda occorrono al vertice professionisti preparati, con una mentalità aperta e flessibile, con la capacità di muoversi a proprio agio in contesti internazionali, ma anche capaci di fare squadra, di catalizzare attorno a sé le risorse aziendali e di guidarle in questo percorso di trasformazione. Insomma… dei Manager con la M maiuscola! Quasi per assurdo, l’azienda di dimensioni minori ha la necessità, in questo momento di rapido cambiamento, di risorse ancora più qualificate della grande azienda internazionale organizzata, affermata e strutturata. Sembra una contraddizione: il business da gestire è meno rilevante, perché occorrono, a parità di condizioni, professionisti più capaci? Proviamo ad elencare alcune ragioni:

  • le risorse: in ambiti di dimensioni rilevanti si dispone di risorse (economiche, manageriali, di investimenti) ed informazioni (ricerche di mercato, studi, test etc.) di portata elevata; spesso ci si avvale di consulenti internazionali, si ha un facile accesso alle informazioni, il sistema creditizio è spesso disposto a finanziare i nuovi investimenti (nuove linee di business, apertura di filiali estere etc.). Non così purtroppo nei contesti di medio piccole dimensioni, dove il vertice deve decidere spesso rapidamente e senza disporre sempre di tutte le informazioni utili; anche le risorse finanziarie sono generalmente più limitate. Non ci si può permettere di esplorare contemporaneamente più alternative: si imbocca una strada e…sperare che sia quella giusta!

  • il contesto interno: sono numerose le aziende italiane di successo, di medie dimensioni, per cultura ed approccio molto locali (anche se i mercati di sbocco spesso sono esteri), che si trovano in questo periodo ad affrontare l’opportunità di partnership con aziende estere(penso a joint venture produttive ma anche distributive per affrontare mercati quali L’Asia, L’India, il Sud America o i Paesi dell’Est). Chi è chiamato a guidare aziende di questo tipo non può contare su colleghi e collaboratori internazionali che con la loro esperienza e professionalità possano essere un supporto rilevante nel processo in atto si deve costruire la propria squadra e nel frattempo…contare sulle proprie capacità e conoscenze.

  • i processi: ripensarsi, ridefinire il proprio modello di business, spesso comporta cambiamenti radicali anche nei processi interni. L’azienda sta cambiando non solo perché si abbandonano alcuni prodotti a vantaggio di altri, ma perché è diversa la modalità con cui tali prodotti vengono fabbricati, immessi sul mercato e distribuiti. Anche i clienti cambiano le loro esigenze e le loro aspettative. Si configura la necessità di una azienda che operi, internamente ed all’esterno, in modo diverso, che si muova in maniera più rapida ma con processi interni assolutamente affidabili e totalmente sotto controllo. Spesso tuttavia i sistemi interni delle aziende di medie dimensioni non sono adeguati a tali cambiamenti e manca anche da parte delle persone interne la cultura del cambiamento (“ma abbiamo sempre fatto così e siano andati bene per 20 anni, perché dobbiamo cambiare?”). Ancora una volta chi devo guidare il processo de cambiamento aziendale deve possedere le conoscenze e la leadership necessarie per impostare la nuova organizzazione e per farla accettare dal team interno.

La situazione competitiva è quindi complessa, in rapida evoluzione e le aziende di media dimensione sono spesso impreparate ai cambiamenti necessari per assicurane la continuità. Le aziende si rendono conto della necessità di disporre internamente delle professionalità necessarie per affrontare il nuovo e pertanto di dover reperire all’esterno i manager in grado di guidarle in questa fase.
Da parte delle aziende di medie dimensioni si tratta di una presa di coscienza abbastanza recente, in molti casi affrontata dopo riflessioni profonde e non sempre lineari anche perché ci si rende conto che i canali di reclutamento spesso utilizzati fino ad ora (il passa parola, il network locale e/o personale, la piccola società di consulenza locale assolutamente affidabile ma dal raggio di azione estremamente limitato) non sono adeguati alle nuove esigenze. Si tratta anche in questo caso di “fare il salto” e di affidarsi a professionisti referenziati che siano in grado di attivare un bacino di potenziali candidature di alto profilo, attivo sia su tutto il territorio nazionale sia in ambito internazionale, che possiedano un approccio strutturato e sistematico, ma che, allo stesso tempo, siano in grado calarsi nelle problematiche della media impresa comprendendone le specificità, la cultura ed i valori di riferimento. Professionisti esterni che siano in grado sì di supportare l’azienda nel reperire manager professionalmente preparati ma anche vicini per valori, approccio al business e valori personali alla specifica realtà aziendale.
Negli ultimi anni sono numerose le aziende di medie dimensioni che utilizzano in maniere non occasionale l’executive search: da una breve indagine (assolutamente empirica e non esaustiva) effettuata su un campione di società di executive search in Italia risulta che in media un terzo delle ricerche effettuate negli ultimi 2 anni sono state commissionate da aziende di medio-piccole dimensioni.
Sono davvero lontani gli anni in cui i consulenti di executive search si sentivano rispondere “executive che cosa? Ma…che cosa fate?”.
 

Donatella Andreoli e Giovanna Brambilla