Rassegna Stampa

Ultimi articoli

■ Corriere della Sera - 16/9/2016
   Lusso, la vera moda è ...

■ Milano Finanza - 13/3/2014
   Cacciatori di teste 2.0 ...

■ Repubblica - 31/12/2013
   Cacciatori di teste 2.0 ...

■ Aziendabanca - Dic 2013
   I nuovi professionisti ...

■ Bargiornale - Nov/Dic 2013
   L’industria alla prova ...

■ CorrierEconomia - 28/10/2013
   Acquisizioni - Da Ittierre a ...

■ Zerouno - 25/10/2013
   Value Search: credential check...

■ Espansione - Settembre 2013
   Cerchi lavoro da manager? ...

Tutti gli articoli ►


Corriere della Sera - CorrierEconomia - Lunedì 27 Settembre 2004


L'INTERVENTO

E' tramontata l'epoca del genio all'italiana

di Giovanna Brambilla - Value Search

Il solo talento creativo non basta più, oggi deve combinarsi con il talento manageriale. La cosa difficile è individuarli

Il termine “talento” evoca, nel suo uso comune, qualcuno con doti rare e uniche e che per questo suscita ammirazione. In un ambito aziendale il talento è qualcuno che, grazie al suo apporto straordinario e al di fuori della norma, riesce a dare un contributo di particolare rilevanza al business. In generale tale contributo si fonda sulla non comune capacità di intuire, di cogliere in anticipo i segnali deboli e anomali, di dare una interpretazione diversa agli eventi e di tradurre immediatamente tutto ciò in chiave di business. Terreno naturale per il talento sono, quindi, quelle aree aziendali in cui è essenziale coniugare le technicalities specifiche della funzione e la capacità di attuazione, con elementi non solo razionali: il marketing, la ricerca (pensiamo al settore farmaceutico), la finanza, la pubblicità. Nel settore della moda e del lusso la funzione d’elezione per la presenza di talento è stata finora l’area creativa e di sviluppo del prodotto. Ci si chiede, però, spesso (vedere anche CorrierEconomia del 6 settembre), se persone di questo genere facciano il successo di una azienda.
La sensazione condivisa dai più è che la presenza di un talento creativo aiuti, ma non basti più. E le ragioni sono molte. Innanzitutto le belle idee si devono tradurre in un prodotto, il disegno deve diventare un oggetto: da qui l’importanza per il talento di avere a disposizione un team di sviluppo prodotto in grado di interpretare le sue idee geniali, di reperire materiali appropriati e innovativi, di progettare e industrializzare al meglio ogni singolo oggetto.
Le belle idee, poi, devono essere anche fatte conoscere al potenziale acquirente, soprattutto in un contesto di elevata concorrenza e contrazione dei consumi: il talento, quindi, deve disporre di strumenti (la comunicazione) e di strutture (reti di vendita e di negozi), in grado di posizionare correttamente il prodotto sul mercato e di portare il pubblico a conoscerlo. Da ultimo, il prodotto deve anche essere immerso sui canali di vendita nei tempi e nelle modalità corrette e richieste dal mercato: il talento, pertanto, deve avere anche a disposizione infrastrutture manifatturiere in grado di produrre e consegnare nei tempi giusti un prodotto che sia qualitativamente perfetto.
Il “genio all’italiana”, insomma, non basta più e il grande successo dei talenti creativi emersi negli anni 70 e 80 grazie unicamente alla propria abilità di stilisti (da Gianni Versace a Giorgio Armani, a Domenico Dolce e Stefano Gabbana) oggi, forse, non sarebbe più possibile senza strutture adeguate e ingenti risorse.
Per vincere, quindi, il talento creativo deve potersi combinare con il talento manageriale e molto difficilmente questi due talenti risiedono in un’unica persona, soprattutto non appena le dimensioni del business e il grado di complessità da gestire cominciano ad aumentare.
Il talento manageriale è un grande coach, sa scegliere gli specialisti, motivarli, farli lavorare insieme e al meglio per ottenere il meglio da tutti. È il vero regista della squadra e la costruisce per vincere. Sa trovare e gestire le risorse, dare le priorità, delineare la strategia e tenere la rotta. È altrettanto raro e prezioso del talento creativo.
Quando i due talenti riescono a lavorare insieme, all’unisono, spesso producono risultati incredibili. Perché ciò avvenga è necessario grande rispetto, stima professionale e personale tra i due, una intesa perfetta tra il creativo e il manager sugli obiettivi e le strategie, ma interferenze pressoché nulle sulle reciproche aree di attività. I casi di successo sono molti, da Ford-De Sole, a Chis Baily-Rose Marie Bravo, a Valentino-Giammetti, a Ennio-Carlo Capata, alla coppia Prada-Bertelli.
Individuare il talento giusto è una delle attività più difficili e, allo stesso tempo, cruciali per il futuro di ogni azienda. La ricerca di questi professionisti necessita di competenze specifiche, metodo, strumenti, ma anche di una approfondita conoscenza del settore, della storia e del Dna di ciascun brand, della cultura e dell’organizzazione di ogni azienda. Non è, infatti, vero che il talento (manageriale o creativo), che ha giocato un ruolo chiave nel successo di un marchio sia in grado di replicare tale successo altrove. Non esistono talenti… per tutte le stagioni! Esistono invece persone che nello specifico contesto di marchio, mercato e azienda, sono stati in grado di esprimere il meglio di loro stessi: la chiave di volta per chi ricerca talenti sta nel comprendere se esistono le condizioni perché la storia di successo possa essere ragionevolmente replicata.
Sul piano del talento creativo gli esempi di Menichetti con Cerruti o di Berardi con Exté sono la dimostrazione di quanto possa essere difficile replicare risultati eccezionali. Allo stesso modo, anche il talento manageriale necessita di affinità tra le proprie competenze chiave e il contesto di riferimento, oltre al bisogno di comprendere appieno la cultura dell’azienda. Un uomo di sviluppo incontrerà, infatti, grandi difficoltà in una realtà in cui la situazione finanziaria impone di razionalizzare e ristrutturare. Allo stesso modo, un manager abituato a operare in contesti strutturati e di grandi dimensioni, con una delega pressoché totale da parte degli azionisti, avrà difficoltà a relazionarsi in aziende medio piccole e con una famiglia imprenditoriale coinvolta nella gestione.
Non esistono quindi delle formule magiche per l’individuazione del talento giusto per ogni azienda e, soprattutto, occorre diffidare dei facili “innamoramenti”, tanto usuali nella moda e nel lusso. Occorre invece un’analisi approfondita, puntuale ed efficace delle storie professionali di ciascuno per comprendere quali sono stati realmente i fattori chiave del successo e valutarne la congruità con il nuovo contesto di riferimento.