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CorrierEconomia - Lunedì 18 Giugno 2012 - Pagina 24


Scenari Sotto i colpi della crisi sono in riduzione le spese per le risorse umane

Business - Le aziende «tagliano» i corsi
E il manager fa da sè

Il 94%dei dirigenti non confida più solo sull’impresa per la propria crescita professionale. Ora vuole gestirla attivamente e direttamente.

Alla formazione ora ci penso io. Potrebbe essere questo lo slogan che riassume la tendenza in atto tra i manager, che oggi molto più di prima (e lo sarà ancora di più in futuro) sono disposti a pagare di tasca propria per favorire il loro sviluppo professionale.

Svolte

In base a un'indagine di «Manageritalia», effettuata con il supporto tecnico di AstraRicerche a fine 2011 su un campione di manager, dirigenti e quadri direttivi, è emersa una piccola rivoluzione: chi non pagava personalmente un'attività formativa era il 45,2% ieri, ma la percentuale scenderà al 24,8% in futuro, segno che più persone investiranno su se stessi. In aumento anche gli strumenti che i manager adottano per crescere professionalmente, come la consulenza di carriera (5,1% ieri, 17,7% in futuro) , i l coaching (8,1% ieri, 13,2% in futuro) e la valutazione delle competenze (6,6% ieri, 15,6% in futuro). «Anche se — osserva Guido Carella, presidente di Manageritalia — si tratta di percentuali basse rispetto agli standard europei e statunitensi».

Ma perché ques to cambiamento? Per il 94% degli intervistati non è più sufficiente affidare il proprio sviluppo professionale a una grande azienda, oggi è necessario gestirlo più attivamente e direttamente. «Le aziende mamme — aggiunge Carella — quelle in cui si rimaneva magari tutta la vita e dove ti facevano fare un percorso di crescita lineare non esistono più o ci sono sempre meno. Oggi, poi, fare carriera ha un senso diverso: non vuol dire più arrivare in posizioni di vertice e guadagnare di più, ma raggiungere un livello professionale che permetta di cogliere opportunità diverse e sfide stimolanti. Di conseguenza il manager si paga la formazione per un percorso che non è quello che l'azienda ha pensato per lui, ma quello che lui ha pensato per il suo futuro».

Inoltre con la crisi le imprese stanno riducendo il budget destinato alla formazione. «I primi dati che abbiamo raccolto per il Rapporto 2012 di Asfor evidenziano un calo dei budget rispetto al 2011— anticipa Vladimir Nanut, presidente dell’ associazione italiana formazione manageriale —. Non si tratta di una caduta verticale, ma c'è una contrazione della domanda di formazione da parte delle aziende medie e grandi. La tendenza è quella di spendere meno, anche se così facendo c'è il rischio di avere meno qualità. I tagli minori si riscontrano tra le multinazionali estere con sede in Italia».

Esigenze

Ma che cosa cercano le imprese oggi? Dal 2007, Asfor conduce annualmente un'indagine sui trend della formazione manageriale. Dai focus group del 2012 è emerso un cambiamento importante. «Rispetto ad anni in cui si seguivano le mode — spiega Nanut — oggi le imprese puntano molto di più sugli aspetti legati alle competenze professionali tipiche e scelgono corsi per il change management e la leadership. C'è anche richiesta di corsi sulla execution, per ottenere maggiore efficienza ed efficacia». Rispetto al passato si privilegia la formazione interna e si riserva quella esterna attingendo ai fondi interprofessionali.

Qualità richieste

I master, invece, pare siano entrati un po' in crisi, come conferma Giovanna Brambilla, amministratore delegato di Value Search, società che fa ricerca di dirigenti. «C’è un’eccessiva proliferazione di offerta: anche se quelli all'estero in una business school importante fanno ancora la differenza». Secondo la cacciatrice di teste, oggi la qualità più ricercata dalle aziende è una profonda conoscenza del mercato e dei mercati di riferimento, per intuirne in anticipo l’evoluzione. «Per questo, possono servire corsi di marketing, merchandising oppure ricerca e sviluppo, dipende dal settore in cui si lavora o s’intende lavorare — aggiunge Giovanna Brambilla —. Oggi prima di scegliere un manager si fanno anche 7-8 colloqui. E un requisito che aiuta nella selezione è la disponibilità ad andare a lavorare all'estero». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fausta Chiesa