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CorrierEconomia - Lunedì 2 Marzo 2009 - Pagina 4


Il trend - Dal 2000 boom di nomine a dirigente

L'onda parte dal «personale»

In Italia sta crescendo una nuova leva di manager, specie nelle risorse umane

Di Livia Alberti Amidani e Maria Silvia Sacchi

I due terzi delle donne dirigenti sono state nominate dal 2000 in avanti! Un'inversione di tendenza della presenza femminile ai vertici aziendali? È sicuramente un inizio, un segnale positivo. Le società multinazionali anticipano questa tendenza, come spesso si è constatato in questa ricerca.
Se e come questa ondata di top manager donna potrà contribuire al rafforzamento della presenza femminile in azienda dipende tuttavia da altri fattori. Come ad esempio la posizione nell'organigramma e il tipo di funzione. Nelle multinazionali le donne ricoprono in misura equivalente posizioni di staff (di supporto) e di line (diretta sull'attività) e tra queste, una quota significativa arriva ai vertici aziendali. Le prime linee italiane invece si ritrovano in prevalenza in funzioni di staff (60,5% delle prime linee totali, contro il 40,7% delle estere), e specificamente nelle relazioni esterne, risorse umane, legale e amministrazione. «Il 60% delle persone che crescono nella carriera professionale proviene da posizioni di line, in particolare da direzioni commerciali - nota Aldo Neuburger (Transearch) - Questo vale sia per gli uomini che per le donne, sono più lente le carriere di chi occupa ruoli di staff».

Funzioni e carriere. Non vuol dire, però, necessariamente essere lontani dalla «stanza dei bottoni», perché potrebbe partire da qui un cambiamento culturale. «In Italia hanno capi del personale donna grandi gruppi di settori diversi come Monica Possa alla Rcs Mediagroup (la società che edita il Corriere della Sera), Cinzia Tito di Prada, Francesca Manili Pessina di Alcatel e infine Emilia Rio di Techint...», dice Giovanna Brambilla, amministratore delegato di Value Search che spiega: «I responsabili delle risorse umane sono i garanti della cultura dell'azienda e il fatto che ai vertici ci siano spesso, anzi sempre più, donne potrebbe portare a un cambiamento dei modelli organizzativi». Correlata a questo è la comunicazione. «Anche in un comparto come quello bancario, che tradizionalmente è stato appannaggio di figure maschili, si sta registrando una maggiore apertura per la funzione (in questa direzione vanno per esempio Unicredit e Mediobanca)», continua Brambilla.
È convinto che un cambiamento importante sia in atto Claudio Ceper, partner di Egon Zehnder. «Se guardo i giovani che intervisto, la media di donne più in gamba è decisamente più alta di quella degli uomini. Sono anche mediamente meno condizionate dal matrimonio e dalla famiglia. Un fenomeno che da qui a 10 anni mi fa pensare che avremo un'ondata di futuri capo-azienda donne».

Primi segnali. Il cambiamento si vede già, dice Susanna Stefani, vice presidente di Governance Consulting, e a fungere da accelerazione è la crisi economica. «Negli ultimi tre mesi abbiamo avuto una richiesta molto importante, non più e non solo per i settori nei quali è chiaro che la sensibilità e l'esperienza di una donna è più utile, ma anche quando si tratta di strategia e di visione, che fino a poco tempo fa si diceva che le donne non avevano. La crisi che ha coinvolto soprattutto aziende con a capo uomini ha destabilizzato un po' tutti e sta portando a cercare strade nuove». Il dato sul periodo di nomina delle dirigenti merita tuttavia un'ulteriore riflessione. Potrebbe essere l'evidenza del cosiddetto «soffitto di cristallo». Un tetto invisibile che porterebbe le donne a lasciare o a cambiare per l'impossibilità di progredire nella carriera. Facendo spazio così alle colleghe più giovani.

Livia Alberti Amidani e Maria Silvia Sacchi