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Corriere della Sera - Lunedì 22 Novembre 2004 - Pagina 12


EVOLUZIONI DOPO IL TEAM DI VERSACE TUTTO AL FEMMINILE

Le donne scalano i vertici del lusso

Già forti nelle Risorse Umane, oggi arrivano al ruolo di Ceo

Anche le ultime ricerche sono desolanti se è vero che, come ha registrato nei giorni scorsi la Fondazione Bellisario, i top manager ai quali è stato chiesto perché al loro posto non c'era una donna hanno risposto in massa «perché non è un mestiere da donna». Donne & potere sempre distanti, insomma. Ma forse non è più così tanto vero nel mondo della moda. Almeno a vedere le nomine più recenti, che indicano una crescita di posizioni di rilievo.
L'esempio più evidente è la nuova squadra creata in Versace dall'amministratore delegato Giancarlo Di Risio: Patrizia De Marchi alle risorse umane, Laura Manelli al retail, Loredana Nastro al commerciale e alle vendite. Perché «sono sicure e determinate», dice Di Risio spiegando la sua scelta. Anche molte altre delle ultime nomine della moda, però, sono andate nella stessa direzione. «Direi che c'è una grande attenzione alle donne in tutti quei settori dell'azienda dove c'è la necessità di avere capacità di ascolto, di saper mediare e di cogliere i segnali deboli», dice Giovanna Brambilla, partner di Value Search, specializzata nelle ricerche di manager per la moda e il lusso. «Le donne - aggiunge Patrizia Ciompi, partner della sede milanese di Sterling International, società internazionale di consulenza nella moda e nel lusso - sono più attente ai contenuti e hanno una minor inclinazione ai ruoli di potere, per questo sono maggiormente indicate per posizioni difficili.
Purtroppo, mancano un po' nelle vendite, ma quando ci sono, sono bravissime». E così non è un caso che oggi, non più solo un settore più tradizionale come la comunicazione, ma anche le risorse umane sono ad altissima presenza femminile, tanto che sta diventando più facile dire dove il «boss» è un uomo. Perché da Prada a Gucci, da Bulgari a Ferragamo, da Zegna a Tod's a Versace la gestione del personale è, infatti, affidata a manager donna. Che rispondono ai nomi di Teresa Cirillo (Prada), Karen Lombardo (gruppo Gucci mondo), Flavia Spena (Bulgari), Nadia Furfano (Ferragamo), Linda Tyler (Zegna), Antonella Padova (Tod's), Patrizia De Marchi (Versace). Settore, questo, in cui una delle antesignane è stata Concetta Lanciaux, braccio destro di Bernard Arnault, e appunto responsabile delle risorse umane mondiali di Lvmh (carica alla quale ne ha poi aggiunte diverse altre e oggi è anche amministratore delegato per l'Italia). Limitandoci al solo ambito manageriale, ed escludendo quindi le stiliste (da Donatella Versace a Miuccia Prada, da Mariella Burani ad Alberta Ferretti, da Krizia ad Anna Maria Molinari), le donne salgono anche più su: il modello è Rosemarie Bravo, di Burberry.
Accanto a Cristiana Ruella, storico direttore affari generali di Dolce & Gabbana (ma nel gruppo c'è un altro nome di peso come quello di Gabriella Forte), abbiamo Sara Ferrero come direttore generale di Furla, e, tra le nomine dell'ultimo anno, Alessandra Carra oggi general manager di Ralph Lauren Italia ed Antonella Tomasetti direttore generale di Moschino. Ed è in arrivo anche il salto, nelle forme ma già effettivo nella sostanza, di Barbara Falcomer da capo del marketing ad amministratore delegato di Montblanc Italia: nel gruppo sarà la prima donna a ricoprire questa posizione.
Come fascia d'età mediamente si collocano tra i 40 e i 50 anni, con punte più basse come Ferrero e Falcomer. «Nel nostro gruppo - dice Giovanna Furlanetto, presidente e azionista del gruppo Furla - il tasso di manager donne è molto alto, anzi direi che nelle funzioni strategiche abbiamo quasi tutte donne, forse perché il tipo di prodotto è maggiormente capito e sentito da una sensibilità feminile. Ma la loro scelta è stata casuale. Sara Ferrero veniva da diversi anni in McKinsey e ho apprezzato il suo coraggio di volersi buttare in un'azienda venendo dalla consulenza. Ho pensato: "Se riusciamo a mettere insieme la sua capacità, grinta e determinazione - perché questi sono aggettivi che si addicono a Sara - con la mia esperienza forse riusciamo a fare un buon team". E quest'anno vediamo i risultati dell'avvicendamento manageriale che abbiamo vissuto nell'ultimo anno e mezzo, con una crescita del 26%, che non è poca cosa visti i tempi».
Resta aperto, e non potrebbe essere diversamente, il grande tema di riuscire a conciliare lavoro e vita privata. «La famiglia emerge sempre nei colloqui - dice Brambilla - ma, magari se non ancora sulle posizioni più elevate, c'è la volontà di avere un doppio ruolo e di volerlo. Anche perché i figli oggi non si fanno più tanto presto e chi decide di farli sa che richiedono impegno. Le donne sono molto organizzate. Va detto, però, che anche gli uomini sempre più spesso rinunciano a qualcosa per la famiglia».

Maria Silvia Sacchi