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Corriere della Sera - Venerdì 14 Settembre 2007 - Pagina 52


«SI SENTE FIGO?», OPPURE «QUANTE PALLE DA GOLF ENTRANO IN UN JUMBO?»

Quelle pazze domande al colloquio

Immaginatevi al primo colloquio: concentrati, tesi, motivati. E, proprio mentre pensate di mostrare un contegno professionale, il selezionatore butta lì: «Si crede figo?» Oppure un più imbarazzante: «Si sente maggiormente leone o gazzella?». O peggio ancora, un quesito esistenziale del tipo: «Perché i tombini sono rotondi?». Non sono gag di Woody Allen, ma scene sempre più frequenti ai colloqui di lavoro, al punto che l'autorevole Cnn ha dedicato un lungo articolo all'argomento.
Neanche a dirlo, "la moda" di tormentare ignari candidati con "domandine bizzarre" è partita dall'America (tra i precursori Microsoft: il suo cavallo di battaglia per mettere in crisi le migliori meningi era «Quante palle da golf ci vogliono per riempire un 747?»). Ma le aziende europee non si sono tirate indietro. E, men che meno, quelle italiane: «Ho assistito a colloqui in cui si chiedeva il segno zodiacale o la frequenza con cui si cambiava il profumo», racconta Giovanna Brambilla, amministratore delegato della società di ricerca manager e specialisti Value Search. Non solo. Persino le più blasonate (e insospettabili) università del compassato Regno Unito ora ammettono di ricorrere a "qualche eccentricità" per individuare i futuri talenti. Non a caso gli aspiranti studenti di Cambridge si sono trovati a stimare la percentuale di acqua mondiale contenuta in una mucca o a spiegare come mai non abbiamo un orecchio in mezzo alla faccia. E, nel mentre, ai colleghi di Oxford veniva chiesto: «Se ci fossero tre bellissime donne nude in piedi davanti a lei, quale sceglierebbe?».
Dietro tutto ciò, ovviamente, c'è una seria motivazione. «Viene premiata la creatività, il saper reagire a situazioni inusuali e inattese con le proprie risorse», spiega Alberto Ascoli, Hr director Kpmg Advisory. Tecnica, dunque, non sadismo. Anche quando i selezionatori di Google sussurrano ai candidati: «Immagina di restringerti, di diventare piccolo come un nichelino e di essere rinchiuso in un frullatore. Hai 60 secondi prima che le lame si muovano: cosa fai?». Rimane il fatto che una vena splatter del genere avrebbe fatto invidia al Dario Argento dei momenti migliori.

Iolanda Barera