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Corriere della Sera - Venerdì 9 Febbraio 2007


Economia & Carriere

Uomini e donne, le carriere non si incontrano

di Iolanda Barera

Il confronto, e le differenze, tra il successo al maschile e al femminile

LOMBARDIA IN ROSA

Mentre i top manager provengono da tutta Italia, le colleghe al vertice si concentrano in Lombardia


LA FAMIGLIA

Nel curriculum vitae delle dirigenti ci sono i figli, spesso assenti da quello dei maschi

La top manager italiana? E’ competente, determinata, ambiziosa e ha molta voglia di sfondare. Esattamente quanto il più rampante dei suoi colleghi uomini. Le regole base per emergere oggi sono le stesse, che si parli dell’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni o della managing partner di Value Team Patrizia Greco, del numero uno di Unicredit Alessandro Profumo o del nuovo capo della Vigilanza in Bankitalia Anna Maria Tarantola. Ma le distonie tra i due sessi in carriera rimangono. A cominciare da un “dettaglio” che la dice molto lunga: nel curriculum delle top capeggia (quasi sempre) il numero di figli, mentre in quello dei top è davvero una rarità. Ed è solo la prima di una lunga serie di differenze che abbiamo scoperto paragonando i”percorsi” dei 15 uomini al vertice delle società a maggiore capitalizzazione di Piazza Affari, con quelli delle 15 donne con rilevante ruolo manageriale in aziende o istituzioni finanziarie, scelte tra le 60 professioniste italiane più influenti individuate da un recente sondaggio del CorrierEconomia. Ma c’è di più. L’emisfero femminile ha una preparazione universitaria più eterogenea di quello maschile (dove davvero pochi non sono laureati in economia o ingegneria), ha puntato su atenei privati più dei top uomini e meno di loro sull’esperienza di lavoro all’estero.
Il dislivello più marcato tra i due generi, però, è nelle dimensioni gestite. “Crederò alla parità tra i sessi in azienda il giorno che vedrò una donna a capo di una società come Luxottica o di una grande banca. Oggi ci sono ancora distanze, lo dicono anche le analisi retributive, non solo in Italia, ma persino in America: le donne di vertice come la Carly Fiorina di una volta o quelle che gestiscono grandi corporation multinazionali da decine di migliaia di dipendenti guadagnano meno rispetto a un’equivalente figura maschile”, commenta Claudio Ceper, senior partner di Egon Zehnder.
Una manager dev’essere più brava per arrivare in alto? “In realtà anche per un uomo fare carriera è molto difficile”, afferma Maurizia Villa, la managing partner Italia di Heidrick & Struggles che figura tra le “60 potenti” individuate dal CorrierEconomia. “Ma una donna, naturalmente, deve farsi delle domande sulle sue aspettative, perché combinare vita professionale e privata in modo bilanciato richiede grossi sacrifici”.
E c’è anche lo storico scoglio della “dominanza maschile” che ancora esiste, seppur meno rispetto al passato. Non a caso uno studio di Egon Zehnder sul Diversity management evidenzia che in Italia solo 23 dirigenti su cento sono donne. Con le conseguenti differenze nella busta paga media tra un sesso e l’altro.
Ma, tornando alla nostra ricerca, un altro dato che colpisce è la diversa mobilità tra i generi. Mentre Fulvio Conti e company possono vantare fondamentali contatti su più fronti proprio perché hanno “zigzagato” abilmente dall’industria ai servizi, fino alle telecomunicazioni, Patrizia Micucci e compagne si sono concentrate su un unico settore e, addirittura, una bella fetta è rimasta “fedele” a una sola società. “Forse perché le aziende disponibili a dare fiducia alle donne, soprattutto in passato ma ancora in parte oggi, non sono moltissime”, spiega l’amministratore delegato di Value Search Giovanna Brambilla. “Quindi quando una professionista ne trova una che investe su di lei, tende a perseguire una carriera interna”.
La sorpresa? Quasi tutte le top che abbiamo preso in considerazione hanno prole. Come dice Maurizia Villa: “Se ci si sa organizzare bene è tutto compatibile, tanto è vero che le manager americane hanno una media di 3-4 figli”. Certo, nel nostro Paese le mamme in carriera hanno qualche difficoltà in più da superare, “Secondo un nostro studio su Europa, Australia e Nuova Zelanda siamo sotto la media per qualità e quantità di infrastrutture e istituti contrattuali che possono andare dal part time alla nursery aziendale”, sottolinea a questo proposito il managing director di Robert Half Executive Search Vittorio Villa.
Un dato sicuramente curioso, invece, è “la dislocazione” delle “teste economiche” più importanti d’Italia: mentre i top manager provengon da tutto lo Stivale, il potere rosa è “concentrato” quasi esclusivamente al Nord e soprattutto in Lombardia.

Iolanda Barera