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Espansione - Settembre 2013


Cerchi lavoro da manager? Meglio sui campi da golf

Fare un colloquio durante una partita di tennis o su uno yacht: una prassi sempre più frequente anche in Italia, come dice Giovanna Brambilla, amministratore delegato di Value Search, società di executive search. “I colloqui in contesti non convenzionali aiutano a valutare le attitudini relazionali, la capacità di lavorare in team e il problem solving”.

Vuoi fare il manager per una grande azienda, magari internazionale? Preparati a calpestare l’erba dei campi da golf o a conoscere tutti i segreti della vela, perché potresti essere chiamato a un incontro non nel solito ufficio di qualche torre d’acciaio con grandi finestre vetrate, ma in contesti più conviviali senza giacca e cravatta. Anche in Italia si stanno infatti diffondendo i colloqui informali, quelli in cui il candidato può mostrarsi per quello che è, senza patemi o la paura di dover rispondere a domande “inquisitorie”. Aperitivi, cene, eventi fieristici o occasioni di relax: per diventare manager di alto livello non basta più, infatti, avere un curriculum di tutto rispetto, ma è necessario possedere anche altri tipi di capacità, come ad esempio una buona propensione alle relazioni interpersonali o a sapersi confrontare con situazioni diverse dal contesto lavorativo più tradizionale. Di questa nuova moda di selezione di figure di alto profilo ne parla Giovanna Brambilla, fondatrice e amministratore delegato di Value Search, società di executive search che da anni seleziona manager sul mercato italiano e internazionale.

“L’arena competitiva e il mercato sono sempre più imprevedibili – spiega – e per questo ad un top manager viene richiesta una capacità di azione e reazione molto veloce”. Si tratta di caratteristiche dettate dalle condizioni in cui si deve lavorare: “Oggi nelle grandi aziende non si ha più il tempo di prendere decisioni importanti dopo aver svolto studi, analisi o ricerche – continua Brambilla –,viceversa vanno fatte delle scelte con tre o quattro elementi a disposizione, ovvero con un fattore di rischio molto più alto”.

Certo, il curriculum resta il criterio di base su cui selezionare, almeno inizialmente, i candidati ideali. Ma quando i curriculum si equivalgono, come fa l’azienda a capire qual è la persona più adatta a ricoprire il ruolo, quale quella più propensa ad assumere rischi e a trarne i risultati sperati? “Ecco che può diventare fondamentale conoscere il candidato in un contesto destrutturalizzato, diverso da quello lavorativo, per capire che tipo di persona si ha davanti e come questa riesca a muoversi anche in situazioni differenti”, prosegue l’amministratore delegato di Value Search.

Giovanna Brambilla ha fondato una società a cui si rivolgono normalmente aziende con fatturati sui 40 milioni di euro minimo, quelle in cui la questione principale, sia per il manager che per l’impresa stessa, non si circoscrive alle sole capacità tecniche, ma più in generale è l’“avere successo”. Questo, sottolinea, “non vuol dire che chi aspira a una posizione di vertice debba essere necessariamente una persona brillante e spigliata, perché magari non sono le caratteristiche che si cercano”. Non bisogna quindi saper per forza giocare a golf o andare a vela, “ma più semplicemente essere se stessi”. Sarà poi l’azienda a decidere se il candidato ha il carattere ideale per svolgere il lavoro richiesto.

Non c’è, dunque, un modo per prepararsi a un incontro di lavoro a bordo piscina, perché la novità sta proprio nell’analizzare il candidato in un momento in cui è libero da vincoli formali. In sostanza, guardando all’esperienza di Brambilla, dopo che un’azienda commissiona la ricerca dei candidati a Value Search, questa ne propone diversi in base al curriculum. Successivamente, la società accompagna l’azienda durante la fase di scrematura, ma quando si tratta di scegliere effettivamente tra un candidato e un altro, ecco che Value Search si defila e l’azienda può decidere di conoscere l’eventuale manager in maniera più approfondita, in barca come a cena o a teatro.

“Solitamente non si tratta del colloquio definitivo – prosegue – perché poi c’è tutta una fase di negoziazione contrattuale”, dove Value Search torna in gioco accompagnando azienda e manager alla ricerca dell’accordo. “Ma per quanto riguarda i colloqui informali, invece, cerchiamo di farci da parte il più possibile, perché sarebbe come se un amico ti presentasse una ragazza e poi volesse venire al primo appuntamento…sarebbe inopportuno”, conclude ironicamente. E proprio come due ragazzi al primo appuntamento, quello che si cerca di capire è se chi si ha di fronte ha una buona autostima, sa gestire una situazione che mette a disagio, è paziente o generoso, nel lavoro come fuori. Insomma, in un mercato sempre più frenetico, per scegliere il candidato ideale i dirigenti di un’azienda potrebbero sedersi tranquillamente a tavola e, rilassati, parlare del più o del meno.

Di Giovanni Baiano