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CorrierEconomia - Lunedì 1 Luglio 2013


ACQUISIZIONI

Torna la febbre del lusso I pasticcini di Cova e la valutazione di Lvmh

Per un gruppo come Lvmh, che in un anno produce 28 miliardi di euro di fatturato e ne guadagna 3,4, sono veramente bruscolini. Ma vista in sé, l'operazione Cova dà una volta di più il segno di come il lusso sia tornato a infiammarsi. Lvmh ha acquistato l'80% di Cova, storica pasticceria milanese situata nel cuore del quadrilatero della moda: e per questa quota ha pagato 32,8 milioni di euro. Le due sorelle Paola e Daniela Faccioli restano ciascuna con il 10%, mentre escono i genitori Graziella e Mario Luigi Faccioli che avevano in nuda proprietà una parte del capitale. La società operativa Cova Montenapoleone srl nel 2011, ultimo bilancio disponibile, aveva avuto ricavi per 7,4 milioni di euro e 310mila euro di utile netto. Interpellata, Lvmh non ha commentato.Si è scritto che Prada avesse offerto 12 milioni, c'è chi sostiene che in realtà ne avesse offerti 35 e che al gruppo guidato da Patrizio Bertelli non abbiano preso bene il sì al Lvmh, ma nemmeno da Prada rilasciano commenti.D'altra parte, i segnali di un rialzo dei multipli si erano già visti con il gioielliere Bulgari acquistato sempre da Lvmh per 25 volte l'Ebitda e soprattutto con Valentino, rilevato lo scorso anno dalla famiglia reale del Qatar per 720 milioni di euro, con un multiplo di 27 volte l'Ebitda (fonte: Deloitte). Un prezzo che aveva sbaragliato la concorrenza per una volta che c'era di due gruppi italiani come Zegna e la Otb di Renzo Rosso.«C'è tanta liquidità nel sistema dice Giovanna Brambilla, amministratore delegato di Value Search, società specializzata nell'executive search e nel settore del lusso e moda e questi sono business che hanno ragionevoli previsioni di crescita nel mondo. Se, poi, si guarda in particolare il comparto alimentare di altissima gamma dove opera Cova, recentissime stime di Boston Consulting Group indicano la dimensione nel comparto lusso di Alcohol & Food in 60 miliardi di euro (dati 2011) contro i 50 miliardi dell'abbigliamento, accessori esclusi. Quanto ai tassi di crescita stimati tra il 2011 e il 2015 sono dell'11/13% per Alcohol & Food e del 6/7% del secondo. Per l'Italia l'Expo potrebbe diventare un attivatore di questa sempre maggiore attenzione al prodotto food».In questo, c'è poi da considerare il valore dei brand italiani. Come si vede anche dall'intervista a Zong Qinghou, l'uomo più ricco della Cina, pubblicata a pagina 10, c'è un riconoscimento maggiore per ciò che parla italiano. Non è un caso se gli osservatori più attenti sostengano che lo shopping è destinato a continuare. E le distanze diventano sempre più incolmabili. RIPRODUZIONE RISERVATA.

Maria Silvia Sacchi